20 Luglio 2017


gli spettacoli

Le Troiane

Generici
"Le Troiane" in Santa Chiara
PERSONAGGI INTERPRETI
Poseidone Silvano Pierro
Atena Daniela Vizzotto
Ecuba Chiara Angelini
Coro Paola Budel
Laura Carrega
Cinzia Pavese
Taltibio Valter Nicoletta
Cassandra Alberto Raiteri
Andromaca Dania Milanese
Menelao Alessandro Guida
Elena Lisa Vaglica

e con Ginevra Costantino nel ruolo del piccolo Astianatte


La vicenda:
La città di Troia , dopo una lunga guerra, è infine caduta. Gli uomini troiani sono stati uccisi, mentre le donne saranno assegnate come schiave ai vincitori. Cassandra viene data ad Agamennone , Andromaca a Neottolemo e Ecuba ad Odisseo . Cassandra predice le disgrazie che attenderanno lei stessa e il suo nuovo padrone una volta tornati in Grecia ed il lungo viaggio che Odisseo dovrà subire prima di rivedere Itaca . Andromaca subisce una sorte ancor più terribile, poiché i greci decidono di precipitare dalle mura di Troia Astianatte , il figlio che la donna aveva avuto da Ettore , per evitare che un giorno il bambino possa vendicare il padre e per porre fine alla stirpe troiana. Ecuba ed Elena si sfidano in una sorta di agone giudiziario, per stabilire le responsabilità dello scoppio della guerra. Elena si difende ricordando il giudizio di Paride e l´intervento di Afrodite , ma Ecuba svela infine la colpevole responsabilità della donna, fuggita con Paride perché attratta dal lusso e dall´adulterio. Alla fine, il corpicino di Astianatte viene riconsegnato ad Ecuba per il rito funebre, Troia viene data alle fiamme, e le prigioniere vengono portate via mentre salutano per l´ultima volta la loro città.


Note di regia
E´ la sesta volta che metto in scena una tragedia greca. Dopo Agamennone, Coefore, Eumenidi di Eschilo, Edipo Re di Sofocle, Medea di Euripide, ecco la volta di Le troiane nella novecentesca versione con la quale Sartre ha saputo restituirci intatta la grandezza euripidea. In assoluto i tragici sono gli autori da me visitati di più, e a ragione. Sono l´essenza del teatro, il teatro occidentale nasce in Grecia proprio 2400 anni fa, e in quegli autori c´è tutta l´essenza dell´uomo e del suo divenire. E´ una ricerca la mia che scava nelle radici dell´uomo, del mito e si manifesta nel teatro. Ho sempre cercato di trovare la via per rendere attuale il mito, ma è un paradosso: il mito, per definizione, non può che essere sempre attuale. Ciò nondimeno i contesti in cui i personaggi agiscono sono lontani da noi, e allora diventa necessario costruire un tessuto sociale più vicino alla nostra sensibilità di uomini del terzo millennio per rendere più comprensibili quelle lontane parole e dimostrare come i temi trattati si perpetuino ancora oggi. Ma la voce che li ha creati - e questa è la grande lezione dei classici - è dotata di straordinaria potenza, morale e etica, oggi scomparsa.
Dunque Le troiane: un campo di prigionia appena accennato, in una zona desertica, una torretta di sorveglianza, delle catene, del filo spinato, soldati aguzzini, un re - Menelao- che nulla ha più di eroico e ci appare invece come uomo debole e meschino. Appena conclusa la guerra di Troia tra greci e asiatici, nella mia versione guerra tra due civiltà: quella occidentale ( quella per noi "civile", americanizzata, globalizzata, democratica? ) e quella orientale ( quella per noi "barbara", islamica, integralista, antidemocratica? ). Ma chi sono veramente i barbari? Quelli che massacrano, che stuprano, che sono insensibili al dolore altrui. Quindi i Greci ci dice Euripide, perché la guerra crea mostri e chiunque vi partecipi diventa mostro, indipendentemente dalle ragioni che muovono le azioni belliche. In guerra nessuno ha ragione e tutti hanno torto, la storia ci insegna come popoli vittoriosi diventano poi popoli vittima in una sorta di ciclo sadico che vede gli uomini, quando perdono l´uso della ragione come strumento di governo, sbranarsi e diventare "barbari". E´ una tragedia antimilitarista quella di Euripide. C´è però un fatto che differenzia le Troiane dalle altre tragedie antimilitariste di Euripide: l´opera non è una generica condanna della guerra, ma fa riferimento ad un preciso atto bellico compiuto da Atene pochi mesi prima della rappresentazione della tragedia. Nel 416 a.C. , in piena guerra del Peloponneso , Atene aveva chiesto all´isola di Milo, colonia spartana e indipendente da 800 anni, di aderire alla lega delio-attica , sottomettendosi così alla dominazione ateniese. Milo aveva offerto ad Atene la loro neutralità nella guerra e la possibilità di intrecciare rapporti di amicizia. Gli ateniesi, temendo che un atteggiamento troppo morbido verso Milo potesse dare un´impressione di debolezza alle poleis alleate e nemiche, avevano infine attaccato l´isola,. Tutti gli uomini sono stati uccisi e le donne e i bambini ridotti in schiavitù. Il sacco di Milo aveva sconvolto la coscienza civica ateniese e generato numerosi interrogativi. Pochi mesi dopo, Euripide mette in scena, davanti agli stessi autori di quell´atto, un´opera che ripropone la stessa situazione che si era creata a Milo. Al tragediografo va riconosciuto il coraggio di aver rappresentato un´opera che criticava in maniera chiara e molto dura lo spietato imperialismo della sua città. Ed è lo stesso spirito imperialista francese, a seguito dei fatti di Algeria, che ha animato la volontà di Sartre di tradurre quest´opera, accentuando il contrasto tra Occidente e Oriente e pervadendo la tragedia di nichilismo, appena accennato in Euripide. Il francese si inventa così un breve ma significativo epilogo di Poseidone: "fate la guerra imbecilli mortali, distruggete campi e città, violate i templi, le tombe, e torturate i vinti. Morirete. Tutti." Tra i tanti temi che si possono leggere nella tragedia, c´è infatti una trama importante che percorre tutta l´opera e che la rende solida e unitaria: è il senso tragico della vacuità delle cose umane, ben rappresentato dal destino cieco di personaggi titanici - si pensi ad Ecuba, Andromaca, Menelao,- accentuato da una fede negli dei che non è più salda.
Giuseppe Costantino

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