20 Luglio 2017


gli spettacoli

Una serata fuori di Harold Pinter

Generici

Interpreti e personaggi

Marco Brotto(Albert Stokes)
Rita Tancini (signora Stokes)
Cinzia Pavese (la Ragazza)
Giuseppe Costantino (Seeley)
Carlo Balbo (Kedge)
Marco Giva Magnetti (Gidney)
Giuseppe Sabatti (signor King)
Ottavio Pavesi (il Vecchio/Signor Ryan)
Silvia Natta (Joice)
Irisa Mishka (Betty)
Giovanni Saldì (il barista)

Regia Chiara Angelini

Protagonisti della vicenda una madre ossessiva e invadente e un figlio esasperato per logica conseguenza. I goffi tentativi di Albert per spezzare le dorate catene materne non trovano linfa in un "fuori" fatto di feste dopolavoristiche e fugaci meeting erotici solo apparentemente trasgressivi. L'esterno si rivela altrettanto oppressivo e invadente del "dentro", un'altra "scatola chiusa", soltanto più pittoresca. A night out, primo lavoro per la televisione di Harold Pinter, premio Nobel per la letteratura 2005, viene trasmesso su ABC-TV nell'aprile del 1960; tra gli interpreti lo stesso Pinter nel ruolo di Seeley e Vivien Merchant, attrice inglese di talento e fama nonché, fino al 1980, moglie dello stesso Pinter, in quello della Ragazza.
Cronologicamente collocato tra il fiasco di Birthday party (1958) e il successo di pubblico de The caretaker (1960), entrambi preceduti dalla sua prima prova drammaturgica (The room 1957), A night out contiene interamente, sotto un'indubbia quanto inaspettata facilità di plot rispetto alle opere precedenti, la cifra stilistica del cosiddetto "pinteresque".
Pur nel suo piegarsi al mezzo televisivo, il cui pubblico richiede trama d'appeal, rapidi cambi di scena, primi piani e personaggi di naturalistica credibilità, Pinter trova intelligentemente spazio per non uscire dagli schemi di quel "teatro della minaccia", che ha etichettato la sua produzione drammaturgica degli anni '60: luoghi chiusi, claustrofobici nei quali prende corpo una situazione apparentemente innocente che diventa assurda e minacciosa poiché gli attori si comportano in modo inspiegabile sia per il pubblico che, a volte, per gli altri personaggi.
La cifra pinteriana echeggia poi in alcuni tratti surreali dei dialoghi, pause e silenzi, di un metodo che fonde originalmente l'antinaturalismo di Beckett e il monologo di tradizione ibseniana e cecoviana, fissando spesso l'attenzione sul subtesto, i così detti 'lapsus Freudiani', su ripetizioni convulsive, sulla nostalgia e i misteri della memoria che si vanno a intersecare con la storia presente.

Abbiamo mantenuto il quadretto ora grottesco ora comico sui danni del vampirismo materno, cercando di esaltare al contempo gli aspetti che più ci affascinano della drammaturgia pinteriana: l'evasività del dialogo intessuto di pause e silenzi, le ambientazioni di una Londra marginale e periferica che veste "altri luoghi", freddi e rischiosi, rapporti sempre di violenza, di paura, di attesa, in famiglia, nei salotti, nelle alcove. La scena si veste di un vintage stilizzato, con qualche suggestione realistica e rispetta l'avvicendarsi dei quattro ambienti con rapidi cambi a vista, sulle note della beatlemania che si appresta a conquistare il mondo.

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